CdA in pillole

Scritto da anna.sozzi in 7 febbraio 2009 – 13:24 -

Cos’è il CdA?

Il Consiglio di Amministrazione ha tutti i poteri per la gestione dell’Ente e fissa le direttive di ordine generale per il conseguimento dei fini dell’Ente, coerentemente con le indicazioni del Consiglio di indirizzo Generale.

Per l’organizzazione e gestione interna: 

  1. Elegge Presidente e vicepresidente al suo interno;
  2. Assume il Direttore dell’Ente e determina l’inquadramento normativo ed il trattamento economico del Direttore e  dei dipendenti;
  3. Determina gli emolumenti, le indennità e i gettoni di presenza per il Presidente e gli organi dell’Ente (dopo avere acquisito il parere del CiG);
  4. Delibera sui criteri per migliorare l’efficienza organizzativa e gestionale e sui criteri direttivi generali  per l’assetto amministrativo contabile dell’Ente;
  5. Delibera su tutti gli argomenti che siano sottoposti al suo esame dal presidente, da almeno 2 consiglieri del CdA, dal CiG o dal Collegio sindacale;
  6. Predispone entro maggio il bilancio consuntivo ed entro ottobre il bilancio preventivo e predispone il bilancio tecnico triennale (da sottoporre ad approvazione del CiG).

 

Per i rapporti con l’esterno:

  1.  Delibera il regolamento per la eventuale gestione esterna del patrimonio pensionistico sulla base dei principi della conservazione della titolarità dei valori di investimento, della separatezza tra gestore e depositario e sulla piena affidabilità degli interlocutori finanziari (dopo aver acquisito parere CiG);  la delibera é sottoposta ad approvazione del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale e del Ministero del Tesoro;
  2. Delibera la costituzione o partecipazione a società nonché l’adesione ad Enti, consorzi, organismi od associazioni che operino per il perseguimento di scopi omogenei o funzionali a quelli propri dell’Ente.

 

Per i servizi agli iscritti

  1. Delibera le proposte di modifica dello Statuto, del regolamento elettorale e del regolamento per l’attuazione del trattamento pensionistico (da sottoporre all’approvazione del CiG);
  2. Delibera il regolamento delle forme di assistenza consentite (dopo aver acquisito parere CiG).

Per la gestione finanziaria del Patrimonio:

  1. Delibera, coerentemente alle risultanze del bilancio tecnico-attuariale, i provvedimenti necessari ad assicurare l’equilibrio economico- finanziario; la delibera é sottoposta ad approvazione del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale e del Ministero del Tesoro;
  2. Determina i criteri di investimento  e di disinvestimento, stabilendone i piani annuali e pluriennali (coerentemente ai criteri generali indicati dal CiG);
  3. Delibera nell’ambito di questi criteri la stipula di convenzioni finanziarie e assicurative per la gestione del patrimonio ma si é riservato il potere di fornire al gestore convenzionato gli indirizzi in termini di profili di rischio degli investimenti e  di definire parametri di valutazione oggettivi e confrontabili per la verifica dei risultati.

Statuto ENPAP


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CiG in pillole

Scritto da anna.sozzi in 7 febbraio 2009 – 13:14 -

Cos’è il CiG?

Il Consiglio di Indirizzo Generale rappresenta tutti gli iscritti nella misura di 1 consigliere ogni 1000 iscritti (dopo l’esito di questa tornata elettorale i membri saranno 31).

Ha il compito, che si configura più di indirizzo che di governo, di determinare gli obiettivi generali dalla previdenza e di individuare tra le forme di assistenza consentite quelle da realizzare. 

Per l’organizzazione e gestione interna:

1.    Esprime parere vincolante sugli emolumenti, indennità e gettoni di presenza per il Presidente e i componenti degli altri organi dell’Ente;

2.   Approva i bilanci;

3.   Nomina il collegio sindacale di 5 membri che ha il compito di controllo sulla gestione economica dell’Ente e che stila una relazione annuale sugli esiti dei controlli eseguiti;

4.   Può sottoporre al CdA argomenti su cui deliberare.

Per i rapporti con l’esterno:

1.    Deve esprimere parere obbligatorio sul Regolamento per la gestione del Patrimonio.

Per i servizi agli iscritti:

1.    Deve dare il proprio parere sulle forme di Assistenza da realizzare;

2.   Delibera le modifiche allo Statuto, al regolamento per l’attuazione delle attività di previdenza e del regolamento elettorale (su proposta del CdA). 

 Statuto ENPAP


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I bilanci e i verbali ENPAP sono pubblici?

Scritto da admin in 5 febbraio 2009 – 17:29 -

I bilanci sono pubblici e soggetti a controllo da parte dei Ministeri competenti, nuovi obblighi di trasparenza sulla redazione dei bilanci sono stati previsti dalla finanziaria 2007.

Il problema é di renderli il più possibile leggibili anche per gli iscritti pur nella consapevolezza che i bilanci, per loro intrinseca natura, sono abbastanza indigesti a coloro che non sono abituati a maneggiarli.

Il Regolamento prevede che il responsabile di accesso agli atti per i verbali del CdA sia il Presidente dell’Ente.

Per quanto riguarda i verbali del CiG il responsabile é attualmente il Direttore che fornisce gli atti su richiesta motivata da specifico interesse.

I candidati della lista CostruirePrevidenza hanno deliberato di pubblicare sul sito dell’Ente nell’Area riservata tutte le delibere, determine o comunque gli atti che derivano dalle decisioni assunte nelle sedute -verbalizzate- degli organi collegiali (CdA e CIG) che devono portare per completezza e trasparenza le motivazioni che hanno condotto alla decisione, gli elementi di legge ai quali si fa riferimento e le votazioni. In altre parole, ogni punto all’ordine del giorno nella riunione degli organismi collegiali che termina con una decisione, cioè votazione, si trasforma in una delibera che rappresenta l’atto formale con il quale l’Ente si esprime e questo è ciò che ci impegnamo a pubblicare.

Questo metodologia di lavoro, auspicata da più parti anche per la gestione di un ente privato quale la Cassa e confermataci anche dai consulenti legali che abbiamo contattato, basata sulla trasparenza, é già stata utilizzata dal consiglio dell’Ordine degli Psicologi della regione Emilia-Romagna che pubblica sul proprio sito, nella sezione consultabile da parte dei soli iscritti (e non di un pubblico più ampio), tutte le delibere assunte.

Manuela Colombari


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Attuazione del programma elettorale

Scritto da admin in 5 febbraio 2009 – 17:20 -

In questa sezione ti aggiorneremo sullo stato di attuazione del Programma elettorale


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CostruirePrevidenza per i liberi professionisti

Scritto da admin in 5 febbraio 2009 – 16:33 -

Ho avuto la lista dei candidati all’ENPAP di COSTRUIRE PREVIDENZA e sono contenta che ne facciano parte alcuni colleghi che conosco personalmente e che so essere persone serie, preparate e affidabili.

Speriamo che vi occupiate anche dei liberi professionisti!
La lista COSTRUIRE PREVIDENZA é costituita da libero professionisti e dipendenti pubblici insieme visto che entrambi sono obbligatoriamente iscritti e versano soldi all’Ente di previdenza. La professione, secondo noi, si costruisce creando sinergie, non contrapposizioni, costruendo, non distruggendo. Sai quanto é difficile fare e quanto invece é facile distruggere. Mi auguro che molti nostri giovani colleghi, giustamente arrabbiati per la precarietà e le difficoltà che tutti i giorni noi liberi professionisti incontriamo, si avvicinino costruttivamente alla politica professionale. Tu hai visto cosa é successo a Parma all’Università, raccolte di firme e ricorsi …stanno portando ad una situazione fuori controllo!

Per governare é necessario avere innanzitutto un progetto di politica complessiva e questo la nostra lista ce l’ha: propone infatti come punto forte la ripresa dei rapporti con gli Ordini professionali. Tu sai che questa gestione uscente li ha compromessi a tal punto che ha deliberato di cambiare il Regolamento elettorale scegliendo come sedi di voto non più le sedi regionali degli Ordini ma un albergo. Che vergogna dover andare a votare in un albergo di Bologna come fossimo della Tupperware! E che spreco di questi tempi!
Opportune sinergie con i nostri rappresentanti istituzionali ci permetterebbero di realizzare economie di gestione nei servizi agli iscritti e quindi di utilizzare alcuni dei fondi ENPAP per fornire gratuitamente consulenza e servizi agli iscritti,
sportelli  decentrati con funzioni di consulenza per l’avvio alla Professione e la gestione dello studio (fiscale, legale, previdenziale, assistenziale, assicurativo ecc.) con funzioni di CAF (in proprio o in convenzione), per dichiarazione dei redditi, ICI, infortunistica, ed ogni altra pratica di competenza

I programmi presentati dalle varie liste sono tutti più o meno convincenti ma vanno letti tenendo presente la visione di politica globale delle organizzazioni di riferimento che li propongono.
AUPI crede che gli Ordini debbano essere valorizzati, altre forze sono per l’abolizione, anche se sul Programma non lo dichiarano. Nella situazione in cui siamo é già difficile mantenere una identità, perchè sono tutti Psicologi quelli che “aiutano gli altri”, se poi lo Stato decidesse di abolire gli Ordini……..
Grazie dell’attenzione e dell’apprezzamento.

Anna Sozzi 


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Moral suasion per accelerare i cambiamenti

Scritto da admin in 5 febbraio 2009 – 08:12 -

Riportiamo di seguito un recente articolo tratto da Il Sole 24 ORE relativo alle Casse dei professionisti che contiene un intervista al prof. Albero Brambilla, responsabile del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il Ministero del Welfare, nel quale si evidenziano alcuni aspetti critici che riguardano la gestione di tutte le Casse, ma che pone serie sfide di interesse anche per gli psicologi. Ovviamente, uno dei problemi di maggiore rilevanza riguarda (ed è uno dei nodi dell’articolo che segue) il problema delle Casse “antiche” (ad es. avvocati, ingegneri e architetti) le quali non sono ancora passate al sistema contributivo - e ciò le mette a rischio di insolvenza per il futuro a lungo termine – ma il fatto che questo specifico non ci riguardi (dal momento che la nostra Cassa è già a regime contributivo) non ci elimina tutti problemi. Come ben evidenzia l’articolo, le Casse devono essere in grado di garantire, non solo la sostenibilità economica nel lungo periodo, ma anche la possibilità di erogare pensioni almeno pari al minimo previdenziale, cosa nel nostro caso specifico, purtroppo non avviene. Questi i punti salienti dell’articolo:

Necessità che i conti della Casse siano trasparenti ed ogni professionista possa capire bene quale è la sua prospettiva previdenziale;

Necessità che le Casse possano garantire sia un trattamento almeno pari al minimo previdenziale, sia la sostenibilità finanziaria nel lungo periodo (almeno 30 anni, possibilmente 50, come previsto dal legislatore), altrimenti la gestione autonoma non è difendibile e si rende necessario un commissariamento delle stesse;

Ipotesi che per garantire una corretta gestione nei termini di sostenibilità nel lungo periodo e garanzie per i professionisti si possa prevedere anche un allineamento alla contribuzione media europea che è molto maggiore dell’attuale 10%;

Tendenza a spingere tutte le casse ad uniformarsi verso il sistema contributivo, mentre ad oggi alcune di esse, quelle di più “antica” tradizione, sono ancora ferme ad un sistema retributivo o misto.

Moral suasion per accelerare i cambiamenti

«I nuovi obblighi sulla redazione dei bilanci tecnici offrono una cura nel nome della trasparenza, nell’esclusivo interesse dei professionisti. I conti escono dal chiuso delle Casse, e ogni professionista potrà confrontare richieste, trattamento previdenziale e prospettive della gestione che lo riguarda». Alberto Brambilla guida il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il ministero del Welfare, e ha seguito fin dall’inizio la riforma alla base dei nuovi conti che ora deve verificare.
Professore, quali sono gli elementi cruciali da controllare?
Sono due, correlati fra loro. Non solo la sostenibilità finanziaria della gestione sul lungo periodo, ma anche la sua capacità di garantire trattamenti previdenziali adeguati. Il giudizio dipende dal rapporto fra questi due elementi, anche perché in ogni caso va sempre assicurato un trattamento almeno pari al minimo previdenziale. È il principio chiave della privatizzazione: la gestione è autonoma finché riesce ad essere adeguata e sostenibile, altrimenti scattano le contromisure fino al commissariamento. La trasparenza, poi, farà emergere con evidenza un dato chiave del sistema.
Quale?
Il fatto che in nessun Paese Ocse un libero professionista può versare una contribuzione intorno al 10%, quando il sistema chiede ai parasubordinati il 23%.
L’obbligo sui bilanci ha attivato un ampio cantiere di riforme in quasi tutte le Casse, che in genere rimangono però affezionate al sistema retributivo, più generoso.
Certo, perché con il contributivo diventerebbe chiaro che questo «sistema del 10%» non è sostenibile, a meno di non voler ridurre al lumicino le prestazioni. È naturale, poi, che chi dovrà presentarsi alle elezioni per la guida delle Casse rischia molto se mette in programma il passaggio al contributivo.
L’analisi dei bilanci tecnici non potrebbe aiutare a mettere anche questo tema all’ordine del giorno?
Non c’è dubbio. Va considerato, infatti, che siamo solo all’inizio del processo, e una prima spinta alle riforme già si è registrata nel periodo di avvicinamento alla consegna dei bilanci. Ma gli effetti più importanti devono arrivare nel prossimo futuro quando, terminato l’esame dei conti, si passerà nel secondo semestre dell’anno alla fase del confronto con le Casse. E sicuramente noi avvieremo un’importante azione di moral suasion sulle riforme.
In che modo?
Chiederemo di calcolare l’entità delle pensioni erogate con il retributivo e, a parità di condizioni, gli assegni che si riuscirebbe a garantire con il contributivo. Le distanze fra queste due somme renderanno evidenti, dove ci sono, i problemi di sostenibilità. Ovviamente, però, non potremo limitarci alle richieste.
Quali contropartite si possono mettere in campo?

Bisogna risolvere due importanti problemi fiscali. Le Casse sono gravate dall’Iva e dalla doppia tassazione, e mentre si spinge alle riforme non si può non avviare una progressiva equiparazione con il trattamento, più favorevole, dei fondi pensione.

Consulenti e notai non hanno ancora presentato il bilancio tecnico. Ci saranno conseguenze?

No, perché sappiamo che stanno lavorando a fondo e aspettiamo i risultati.

Tratto da Il Sole 24 ORE


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