Fisco: le Casse preparano ricorso sulle rendite

Scritto da admin in 2 dicembre 2011 – 16:27 -

È iniquo e discriminatorio tassare le rendite finanziarie delle casse previdenziali con un’aliquota del 20%. Ne sono convinti i rappresentanti degli enti riuniti nell’Adepp (Associazione degli enti di previdenza privati), che, come si legge in un articolo di MF, stanno preparando il contrattacco. “Siamo contrari all’aumento dal 12,5% al 20% della tassazione sulle rendite finanziarie. Siamo i più tassati d’Europa, Abbiamo intenzione di contrastare questa distorsione in tutte le sedi, e non escludiamo la possibilità di appellarci alla Corte europea dei diritti”, ha sottolineato Andrea Camporese, presidente dell’Adepp (nella foto), parlando con MF-Milano Finanza. L’affondo arriva in occasione della presentazione del primo rapporto sulla previdenza privata italiana, ieri a Roma all’Auditorium della Conciliazione. Il punto è che con le novità inserite nell’ultima finanziaria, che ha omologato la tassazione sulle rendite finanziarie portandole al 20% (eccetto i Bot), non sono stati previsti regimi agevolati per gli enti previdenziali: “Siamo tassati come un qualsiasi fondo e poi ogni nostro iscritto viene tassato nuovamente al momento dell’erogazione della prestazione previdenziale”, aggiunge Camporese. Una situazione che penalizza i professionisti che aderiscono alle casse: “A parita’ di contribuzione i nostri iscritti sono penalizzati rispetto ai colleghi europei. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per il Paese ma non è questo il modo giusto”. Perciò i rappresentanti delle 20 casse previdenziali riunite nell’Adepp hanno deciso di muoversi insieme per massimizzare i risultati, seguendo tutte le strade possibili, a partire dal dialogo con il nuovo governo. Dialogo che il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera, ha assicurato di voler avviare.

Da Mondo professionisti.it Mercoledi 30 Novembre 2011


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Dalle Casse previdenziali 100mln al Fondo per l’housing sociale

Scritto da admin in 3 aprile 2011 – 17:08 -

Le Casse previdenziali private entrano in forze nel Fondo nazionale per l’housing sociale della Cassa Depositi e Prestiti. Le adesioni, promosse dall’Adepp, l’associazione che raggruppa 20 Casse private ed è presieduta da Andrea Camporese, sono arrivate nelle ultime settimane. Le Casse che hanno già formalizzato la sottoscrizione del Fondo Investimenti per l’Abitare (Fia) hanno messo a disposizione risorse complessive per circa 100 milioni. L’Empam, la Cassa dei medici, ha sottoscritto per 30 milioni mentre l’Inpgi, l’ente previdenziale dei giornalisti, ha formalizzato un impegno per 25 milioni. Le altre che hanno definito l’adesione sono la Cipag (geometri) e l’Enpapi (infermieri). C’è poi un secondo drappello che ha deliberato ma che attende il via libera ai rispettivi piani triennali sugli investimenti immobiliari da parte dei ministeri dell’Economia e del Welfare, come ha stabilito una legge del 2010. Tra gli addetti ai lavori si stima che le risorse complessive deliberate per il Fondo gestito da Cdp Investimenti Sgr possano arrivare a 200 milioni. Il Fondo investimenti per l’Abitare punta ad un obiettivo di raccolta di 2 miliardi (1,67 miliardi già raggiunti a fine dicembre).

da WWW.MONDOPROFESSIONISTI.EU N. 58 DEL 31 MARZO 2011


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Per i professionisti via libera alla deduzione per cassa in caso di calamità naturali e contributi previdenziali sospesi del 21 febbraio 2011

Scritto da admin in 25 febbraio 2011 – 19:39 -

Via libera per i professionisti alla deduzione per cassa dei contributi previdenziali sospesi a causa di calamità naturali. Lo chiarisce la risoluzione n. 17/E, con cui l’Agenzia delle Entrate apre ai titolari di reddito di lavoro autonomo residenti in zone colpite da eventi catastrofici come i terremoti, riconoscendo loro la possibilità di scomputare i contributi nel periodo di effettivo versamento piuttosto che nell’anno di competenza.
Da “Mondo professionisti” Lunedi 21 Febbraio 2011

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Il Tribunale di Aosta annulla la cartella di pagamento notificata per conto dell’Inps a un libero professionista over 65 del 9 febbraio 2011

Scritto da admin in 13 febbraio 2011 – 16:05 -


Sentenza favorevole alle Casse di previdenza private dalla Sezione lavoro del Tribunale di Aosta rispetto alla questione degli over 65. Il giudice del lavoro territorialmente competente, infatti, il 4 febbraio scorso ha deciso di annullare, in quanto illegittima, la cartella di pagamento che era stata notificata ad un libero professionista perito industriale che aveva proseguito la sua attività dopo 65 anni. Inoltre il giudice ha confermato la legittimità delle disposizioni dei Regolamenti di previdenza dei liberi professionisti che disciplinano la facoltà di non versare i contributi previdenziali al professionista over 65, condannando l’Inps a pagare le spese processuali. L’Istituto nazionale, con la sua pretesa, contestava al libero professionista il mancato versamento previdenziale a fronte della produzione di un reddito e si avocava il diritto di iscriverlo d’ufficio alla Gestione separata dell’Istituto nazionale, presentandogli il conto dei contributi da pagare. L’Istituto ha ignorato il Regolamento previdenziale dell’Eppi, unico Ente al quale il professionista deve essere ancora oggi obbligatoriamente legato, straripando rispetto ai suoi argini di competenza e attribuzione ben definiti dalla legge di riforma del sistema previdenziale del 1995. La linea dell’Eppi è stata quella di difendere la legittimità dell’opzione del libero professionista, con l’impegno di sostenerlo nelle aule del Tribunale ove egli avesse voluto opporsi alla decisione dell’Inps. Così è stato e, alla resa dei conti, l’Eppi ha avuto ragione. La sentenza di Aosta, favorevole all’autonomia dei liberi professionisti, ha valore di riferimento per tutto il sistema previdenziale privato. Anzitutto, stabilisce che l’azione dell’Inps verso i redditi di un libero professionista è inammissibile. Conseguentemente sottolinea che la competenza previdenziale sui liberi professionisti ricade esclusivamente sull’Ente di previdenza di appartenenza, unico ad avere diritto e dovere di vigilare sulla correttezza del rapporto con i propri iscritti, ovviamente alla luce delle regole previdenziali che i Ministeri hanno preventivamente riconosciuto corrette. In sostanza, l’Eppi in prima battuta, ma anche le altre Casse, potranno riferirsi a questo precedente giurisprudenziale per sostenere le iniziative che i liberi professionisti over 65 vorranno opporre a quelle dell’Inps.

Data: Mercoledi 09 Febbraio 2011

tratto da Mondo.Professionisti.eu


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Da Il Sole 24 ore “Un’Authority di vigilanza sulla gestione finanziaria” del 20 gennaio 2011

Scritto da admin in 23 gennaio 2011 – 11:40 -

Casse di previdenza libere di scegliere gli asset, ma “depurati” da derivati e obbligazioni strutturate e tramite procedure trasparenti. Sotto la vigilanza del Parlamento e – in prospettiva – di un’Authority indipendente per contenere il rischio entro confini di sicurezza. Infine, per comprimere i costi ed elevare l’efficienza, gli enti sono invitati a promuovere sinergie, scambi di conoscenze, senza escludere possibilità di fusione.
Sono queste le principali conclusioni dell’indagine conoscitiva sulla situazione economica e finanziaria delle Casse privatizzate - che si è conclusa ieri – svolta dalla Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza.
Una fotografia degli asset, Cassa per Cassa, negli anni 2008 e 2009, picco massimo della crisi finanziaria e dell’emersione dei titoli cosiddetti “tossici” che hanno portato al tracollo di Lehman.
La Commissione ha analizzato l’asset allocation delle Casse maggiormente esposte (circa i due terzi del totale) rilevando che il 35% degli investimenti mobiliari negli anni 2008 e 2009 era in titoli strutturati, definiti dalla commissione «poco trasparenti» e «ad alto rischio».

Particolare attenzione è stata posta sul Gruppo Leheman Brothers: al 31 dicembre 2008 il valore nominale dei titoli a emissione diretta del gruppo americano presenti nei portafogli delle Casse era di circa 125milioni di euro, pari allo 0,83% del patrimonio complessivo (che diventa 0,2% se si includono gli enti “virtuosi”), percentuale che sale al 3,42% se si considera anche l’esposizione indiretta.
Rispetto alla bozza del documento circolata a dicembre (si vedano «Il Sole 24 Ore» del 10 e «Plus» del 18 dicembre) sono state apportate poche modifiche, che hanno interessato soprattutto la parte conclusiva.
La Commissione ha cancellato dal documento l’invito agli amministratori delle Casse di valutare l’opportunità di investire in titoli pubblici emessi dallo stato italiano e nel social housing, e ha invitato il governo a pensare a un organismo terzo indipendente cui affidare il controllo sulla gestione finanziaria delle Casse.

Per Andrea Camporese – presidente dell’Adepp – l’associazione che rappresenta 20 enti privati, «i rischi del mercato finanziario possono e devono essere ridotti al minimo, ma non possono essere eliminati. La grande crisi del 2008 ha evidenziato una positiva tenuta delle Casse privatizzate. Prova ne è che quasi tutti gli istituti hanno recuperato larga parte delle perdite tra il 2009 e il 2010».

Integrativo al 5 per cento
Sulle Casse di previdenza si muove anche il fronte parlamentare. Anzi, se tutti i gruppi accoglieranno la proposta del presidente della commissione Lavoro del Senato, Pasquale Giuliano, la miniriforma che prevede l’elevazione al 5% del contributo integrativo per le Casse di previdenza professionali troverà una corsia preferenziale: «Ovvero – spiega lo stesso Giuliano – l’esame in commissione in sede deliberante, per licenziare il provvedimento saltando l’Aula». Tramontata la via del milleproroghe, Giuliano mette così a tacere ogni critica su una sua presunta intenzione di “rallentamento” del Ddl Lo Presti, per ulteriori valutazioni alla luce dell’indagine della commissione bicamerale.
Se, dunque, il Ddl Lo Presti potrà essere licenziato direttamente in commissione Lavoro (dopo il sì unanime dalla Camera), le Casse che applicano il sistema contributivo potranno elevare l’aliquota di contributo integrativo sino al 5% (oggi al 2% per alcune e al 4% per altre) così da destinarne una quota all’arricchimento dei montanti individuali. Naturalmente l’aumento finirà direttamente in parcella a carico del cliente, sul quale peserà l’aggravio.

Monitoraggio degli immobili
Intanto, nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» (la n. 12 del 17 gennaio) il decreto interministeriale (Economia-Lavoro) del 10 novembre che prevede la comunicazione ai due ministeri di un piano triennale sulla gestione del patrimonio immobiliare entro il 30 novembre di ciascun anno (con possibilità di modifiche entro il 30 giugno).
Mentre per le operazioni nell’allegato A (le vendite dirette di immobili a privati, enti, Casse e Pa, la sottoscrizione di titoli pubblici acquistati con i proventi delle operazioni immobiliari e le quote di fondi immobiliari, sia acquistate cash che attraverso conferimenti) scatta il silenzio-assenso, decorsi 30 giorni dalla comunicazione.
di Laura Cavestri e Federica Micardi

articolo del 20 gennaio 2011 da “Il Sole 24 ore”


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Da Il Sole 24 ore: “Alle Casse previdenziali la promessa di un fisco soft” del 28 novembre 2010

Scritto da admin in 4 dicembre 2010 – 13:55 -

Con due milioni di iscritti, 40 miliardi di capitalizzazione e un trend di crescita nell’ordine di tre miliardi l’anno, gli enti previdenziali privati sono «una spina dorsale del Paese» e pesano ormai anche di più delle fondazioni bancarie. Un sistema maturo solido e pronto per affrontare la sfida del welfare avanzato in un ruolo di sussidiarietà rispetto all’assistenza pubblica, a condizione di rimuovere prima alcuni ostacoli fiscali che rischiano di pesare sullo sviluppo dell’attività. Al XXX congresso dell’avvocatura di Genova il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, interviene nel dibattito sull’arretramento dello Stato («Ma per uno Stato migliore, facilitatore», afferma) a favore dell’ampliamento del raggio d’azione degli enti privati, come aveva chiesto venerdì il presidente della Cassa forense, Marco Ubertini.
«I grandi cambiamenti in corso nei mercati finanziari, con i loro effetti dirompenti, richiedono un rafforzamento dei modelli di protezione sociale – ha detto il ministro –. Sostenibilità, adeguatezza delle prestazioni e polifunzionalità sono le caratteristiche che devono avere i nuovi modelli di previdenza e assistenza delle casse. Mercati professionali competitivi creano situazioni critiche, per cui abbiamo il dovere di individuare nuovi modi di protezione e di diversificare le prestazioni al di là di quelle previdenziali. Occorre un ampliamento delle prestazioni: sanità integrativa, prestazioni per i figli degli iscritti, sostegno nei momenti di inizio e consolidamento dell’attività, protezione nei periodi di inattività forzosa»: un’apertura che in sostanza recepisce e ricalca tutte le istanze delle casse.
Identità di veduta, tra ministero ed enti privati, c’è anche sulle modalità per dare corso al welfare avanzato: «Le casse di previdenza e assistenza – ha detto il ministro nel videomessaggio consegnato ai lavori del congresso – sono la risposta sostitutiva alla funzione pubblica diretta, meno Stato e più società, vuol dire anche uno Stato migliore. Per questo stiamo valutando la possibilità di attuare un sistema fiscale più favorevole e proseguire il percorso di dialogo. In questo senso a breve convocheremo un tavolo di discussione con le Casse di previdenza e assistenza dei professionisti». La leva fiscale, su cui l’ultima parola spetta comunque al ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, dovrebbe liberare risorse per centinaia di milioni, ma soprattutto sanare la strana anomalia impositiva che prevede un doppio prelievo sia sulle casse – trattate alla stregua di società finanziarie – sia poi sui destinatari delle prestazioni, tassati come percettori di reddito, e non beneficiari di assistenza.
Le aperture del ministro sono salutate con estremo favore da Marco Ubertini, presidente della Cassa di previdenza e assistenza forense: «Da domani ci rimetteremo al lavoro per fare in modo che le parole di questi giorni si trasformino in fatti. Sono comunque orgoglioso del riconoscimento arrivato dal ministro Sacconi sul valore della riforma previdenziale che gli avvocati si sono dati lo scorso anno».
Sul secondo pilastro del welfare è intervenuto anche Andrea Camporese, presidente dell’Adepp e di Inpgi (giornalisti), ribadendo che le categorie sono prontissime a concordare un vincolo di destinazione sullo sconto fiscale: «Le risorse liberate, per esempio, dall’equiparazione all’11% della tassazione, che oggi per noi è al 12,5%, darebbero luogo a un grande effetto virtuoso per le casse pubbliche, sgravate dai costi dell’assistenza verso una platea che rappresenta ormai il 3,5% della popolazione».
Di Alessandro Galimberti – Il Sole 24 ore
28 novembre 2010


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Da Il sole 24 ore:”Dalle Casse 300 milioni per l’housing sociale” del 16 settembre 2010

Scritto da admin in 17 settembre 2010 – 07:09 -

Le Casse di previdenza private investiranno sull’housing sociale. La conferma è arrivata durante l’incontro tra l’Adepp (l’associazione degli enti privati) schierata ieri con i 20 presidenti e i ministri dell’Economia Giulio Tremonti, del Lavoro Maurizio Sacconi e delle Infrastrutture Altero Matteoli. La compagine istituzionale era completata dal ragioniere generale dello Stato e dal direttore del Tesoro.
L’housing sociale sarà posto all’ordine del giorno dei consigli di amministrazione degli enti tra settembre e ottobre. Ognuno deciderà quanto investire, la somma dovrebbe aggirarsi, nel complesso, sui 300 milioni.
Nell’incontro di ieri è stato anche affrontato il tema dei i limiti all’autonomia degli enti posti dalla “finanziaria” (Dl 78/2010): investimenti immobiliari e personale. Sulla questione degli “immobili” (articolo 15, comma 8, Dl 78/2010) è in arrivo un decreto interministeriale; la bozza definitiva sarà pronta a fine mese. Non sarà necessaria un’autorizzazione dei ministeri vigilanti per ogni operazione: «In aggiunta alle informazioni che già diamo ai ministeri vigilanti - spiega il presidente dell’Adepp Andrea Camporese - comunicheremo anche le tipologie di investimento che intendiamo fare, se mobiliare o immobiliare, e nel caso di disinvestimenti immobiliari come saranno impiegate le somme disinvestite». Si tratterà, quindi, di un controllo sulla massa degli immobili, a partire dai dati di bilancio di ogni cassa.
Altro problema sollevato dall’Adepp è legato ai limiti posti dal Dl 78 (articolo 9) sul contenimento della spesa per la Pa e sui riflessi che questa norma potrebbe avere sui lavoratori degli enti “privati”. Le Casse ritengono di essere escluse dai vincoli posti alla pubblica amministrazione, ma viene chiesto un chiarimento ufficiale. I ministeri prima di esprimersi sulla questione aspettano dagli uffici legali degli enti i loro pareri scritti di non applicabilità. I tempi sono stretti: «Il contratto di categoria è scaduto – spiega Camporese – e prima di aprire un tavolo di confronto con i sindacati dobbiamo chiarire questo aspetto».
Gli effetti del Dl 78 sulle Casse private sono una conseguenza della presenza degli enti privati “di interesse pubblico” nell’elenco Istat (stilato ai fini di contabilità europea). Il problema esiste da tempo e la soluzione, ha poposto Tremonti, sarà individuata attraverso un tavolo tecnico tra Casse, ministeri e Istat.
Camporese ha anche sollevato la questione dell’imposta straordinaria sui fondi di investimento immobiliari chiusi, anche se «non dovrebbe riguardarci perché rappresentiamo gli interessi di una collettività di iscritti». Infine, i tempi di approvazione delle delibere: sei o sette mesi di media con picchi di 18 mesi, oggi sono 70 quelle in attesa di risposta. «Non chiediamo l’approvazione certa - dice Camporese - ma un’interlocuzione diretta e una risposta entro 60 o 90 giorni al massimo». Il problema esiste e i ministri si sono impegnati a risolverlo in tempi “ragionevoli”.

di Federica Micardi “Il sole 24 ore” del 16 settembre 2010


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Da Il sole 24 ore:”Assegni magri dalle nuove casse per i professionisti” del 27 agosto 2010

Scritto da admin in 30 agosto 2010 – 04:45 -

Sono poco più di 95mila i professionisti iscritti alle Casse di previdenza nate con il decreto legislativo n. 103 del 1996, con una crescita del 5% l’anno nell’ultimo triennio. Sono gli enti nati per garantire una pensione alle professioni che non avevano mai avuto copertura previdenziale: agrotecnici, biologi, infermieri (liberi professionisti), periti agrari, periti industriali, psicologi e – riuniti nella Cassa pluricategoriale – attuari, geologi, chimici e dottori agronomi e dottori forestali. Una piccola crescita generalizzata; l’unico ente in controtendenza è quello dei periti agrari che tra il 2008 e il 2009 hanno registrato un calo d’iscritti dell’1,25% pari a 40 unità, su un totale a fine 2009 di 3.163.

L’aumento più consistente, del 9%, viene registrato dalla categoria professionale più numerosa, quella degli psicologi, passati da 30.101 a 32.819, seguiti a una certa distanza dalla seconda categoria più rappresentata nelle nuove casse, gli infermieri, che con una crescita del 5,78% hanno raggiunto la quota di 16.169 iscritti.

Intanto, diminuisce il numero di contribuenti attivi per ogni pensionato, anche se il parametro è ancora molto favorevole: nel caso degli infermieri professionali nel 2006 c’erano 86 attivi ogni pensionato, a fine 2009 sono diventati 38; molto simili i numeri dei biologi, passati da 85 a 36 nel quadriennio; seguono gli psicologi che nel 2006 contavano 45 attivi ogni pensionato mentre nel 2009 29; periti agrari e periti industriali hanno 10 attivi per ogni professionista a riposo. Gli agrotecnici, 1.182 professionisti in attività, hanno quattro professionisti in quiescenza.

I dati sulle nuove Casse previdenziali mostrano un altro dato, forse il più allarmante: i redditi dei professionisti restano molto bassi e in alcuni casi sono calati nel giro di un anno: perdono fatturato i biologi, per esempio, che passano dai 23.490 euro del 2008 ai 22.072 del 2009, con un crollo del 6 per cento. In calo anche i redditi degli infermieri liberi professionisti che passano da 25.314 euro a 25.223 euro (-0,3%) e quelli degli psicologi, che diminuiscono da 15.677 euro a 15.497 euro (-1,1%).

Sensibili miglioramenti, invece, nei fatturati degli agrotecnici che salgono dai 19mila euro anni del 2008 a 19.100 euro nel 2009 (+0,5%) e in quelli dei periti agrari, passati da 23mila a 23.100 (+0,4%). Tra le categorie rappresentate dalle nuove casse i più “ricchi” sono i periti industriali i cui redditi sono aumentati del 5,8%, raggiungendo nel 2009 un reddito medio pari a 36mila euro (nel 2008 il valore era fermo a 34mila euro).

I contributi pagati dai professionisti sono lo “specchio” dei redditi contenuti. Il contributo medio annuo, infatti, raggiunge i 10.476 euro con gli attuari e scende fino a 1.590,92 euro annui per gli psicologi e fino a 1.203 euro annui per gli agrotecnici. Per gli infermieri, i geologi e i periti agrari, invece, il dato si attesta sui 2.200/2.400 euro.

Data la giovane età di queste Casse le pensioni medie annue sono molto basse, anche perché sono frutto di pochi anni di contribuzione. Inoltre, il metodo di calcolo è il contributivo: l’iscritto si trova a ricevere come pensione quanto versato negli anni di attività (rivalutato in base all’andamento del Pil) parametrato all’aspettativa di vita. Date queste premesse si capisce perché l’importo più alto è pari a 2mila euro l’anno e riguarda la pensione media dei periti industriali. Chi se la passa peggio sono gli agrotecnici con una pensione media nel 2009 di 863 euro l’anno.

Proprio per alzare le prestazioni pensionistiche degli enti nati nel 1996 è stato approvato all’unanimità dalla Camera un disegno di legge (presentato da Antonino Lo Presti) per consentire loro di elevare, fino al 5%, il contributo integrativo addebitato ai clienti (oggi, per queste casse, è stabilito per legge al 2%). In particolare, a modifica riguarda l’articolo 8 del decreto legislativo 103/1996: parte del contributo – che di solito è utilizzato per pagare le prestazioni di solidarietà e le spese di gestione – potrà essere destinato alla dote di ogni iscritto, così da aumentare i versamenti utili per il calcolo della pensione.

di Federica Micardi da Il sole 24 ore del 27 agosto 2010


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Enasarco, Enpav, Enpam, Enpaf, Fimit, Casse di previdenza professioni: dismissioni crudeli! di Antonio Borghesi

Scritto da admin in 30 agosto 2010 – 04:40 -


On Antonio Borghesi 09 Agosto, 2010

Qualche settimana fa ho discusso un tema che sta molto a cuore agli inquilini degli enti previdenziali, non più tenuti a rispettare il diritto di prelazione degli inquilini in caso di vendita nè quello di un canone d’affitto calmierato.

PRESIDENTE. L’onorevole Borghesi ha facoltà di illustrare l’interpellanza concernente iniziative relative alla dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, con particolare riferimento alla tutela dei diritti degli attuali conduttori degli immobili…….
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente………………….Il tema è quello di numerosi enti previdenziali pubblici, tra cui ad esempio Enpaia, Enasarco, Enpav, Enpam, Enpaf, Fimit, Cassa forense, e in generale le casse di previdenza, che per effetto del decreto legislativo n. 509 del 1994 hanno avviato la trasformazione in persone giuridiche private. Come ricordavo, questo decreto legislativo ha deciso la privatizzazione di una serie di enti, però non li ha sottratti alla loro funzione sociale, al fatto di essere enti non a scopo lucrativo, e comunque enti sottoposti al controllo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dell’economia e delle finanze e anche al controllo della Corte dei conti. Il decreto legislativo n. 104 del 1996 prevedeva che, entro cinque anni, gli enti previdenziali pubblici avrebbero dovuto completare un processo di dismissione dei loro patrimoni immobiliari, con un diritto di prelazione che poteva essere esercitato dagli inquilini, purché in regola con i pagamenti. Successivamente, il decreto-legge n. 41 del 2004, ai fini della determinazione del prezzo degli immobili pubblici oggetto di cartolarizzazione, aveva assunto come riferimento il loro valore di mercato all’ottobre del 2001. Per effetto di questo provvedimento, quegli enti, che avevano venduto dopo il 2001 e fino al 2004 a prezzi maggiorati, erano stati costretti a risarcire i loro inquilini per le differenze di prezzo. Questo decreto-legge aveva un’ovvia motivazione, ossia quella di realizzare una dismissione di queste proprietà, ma salvaguardando anche i diritti degli inquilini, che spesso occupavano da molto tempo quegli immobili. Pertanto, vi era il riconoscimento, a favore dei conduttori di queste unità immobiliari, del diritto di opzione.
Successivamente, è intervenuta la legge n. 243 del 2004, la quale all’articolo 1, comma 38, ha consentito, di fatto, a questi enti - anche grazie ad un utilizzo discutibile ed opinabile dell’interpretazione autentica riferita alla legge n. 104 del 1996 - di non applicare la disciplina ivi prevista e, in particolare, quella parte concernente l’obbligo della vendita e di fissazione dei canoni d’affitto. Questo ha dato luogo a tutta una serie - cerco anche di riassumere le questioni - di contenziosi e di proteste da parte degli inquilini, che si trovano improvvisamente di fronte al fatto di non vedere più riconosciuto il loro diritto di prelazione, ovvero a vederlo riconosciuto, ma a prezzi completamente diversi, tra l’altro, con un meccanismo di fissazione da parte dell’Agenzia del territorio, che spesso prescinde dal reale andamento del mercato. Infatti, questa crisi ha avuto, per esempio, forti ricadute e forti impatti anche sul prezzo degli immobili, mentre il prezzo fissato dall’Agenzia del territorio non tiene conto neppure dell’evoluzione che c’è stata recentemente nel mercato. Ciò detto, il problema che si pone è quello di capire se queste entità, che avevano obblighi ben precisi, sia in tema di valutazione che di valorizzazione del prezzo da richiedere per la vendita di quegli immobili e da offrire in prelazione ai loro inquilini, possano ora fingere che tutto questo non esista più e comportarsi come un qualunque agente immobiliare privato, basandosi su prezzi di mercato e rivalutando anche affitti, certamente vantaggiosi per quegli inquilini, ma per motivazioni non solo sociali, ma anche relative all’evoluzione che quelle proprietà immobiliari avevano avuto nel tempo. Stando così le cose, ciò che chiediamo di sapere è se non si ritenga indispensabile quantomeno attivare un comitato tecnico, facendo partecipare gli enti locali, gli enti privatizzati, i sindacati degli inquilini, per individuare delle soluzioni che siano a tutela di quel diritto, che comunque questi inquilini avevano acquisito in virtù delle leggi esistenti considerato che gli inquilini medesimi, ad un certo punto, con un’interpretazione - ripeto - opinabile e quindi strumentale, rischiano di vedere cambiate le regole del gioco, ma a gioco già iniziato. Questa è la domanda che poniamo al Ministro e, per lui, al sottosegretario.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Pasquale Viespoli, ha facoltà di rispondere.
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, ………………….In tale ambito, la vigilanza esercitata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, unitamente al Ministero dell’economia e delle finanze, si estrinseca nell’approvazione dello statuto e dei regolamenti, delle delibere in materia di contributi e prestazioni e nella formulazione di eventuali rilievi sull’attività contabile degli enti medesimi. Per quanto detto, gli investimenti in campo immobiliare effettuati dagli enti in argomento assolvono, in considerazione della natura pubblica dell’attività svolta, ad una funzione strumentale rispetto al fine primario di garantire la tutela previdenziale dei propri iscritti………………..In proposito, va evidenziato che, nell’ambito del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 78 del 2010 (atto Senato 2228, approvato in prima lettura il 15 luglio scorso e attualmente all’esame della Camera dei deputati) è stato modificato l’articolo 8 citato, in particolare attraverso la previsione di un comma 15-bis che esclude l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo medesimo nei confronti degli enti privatizzati (ex decreto legislativo n. 509 del 1994 e decreto legislativo n. 106 del 1996), fatta eccezione per quanto riguarda il comma 15, che subordina le operazioni di acquisto e di vendita degli immobili alla verifica del rispetto dei saldi strutturali di finanza pubblica da attuarsi con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il predetto Dicastero ha, inoltre, evidenziato che il comma 12 dell’articolo 43-bis del decreto-legge n. 207 del 2008, convertito con modifiche dalla legge n. 14 del 2009, prevede tra l’altro che, al fine di favorire la tutela del diritto all’abitazione, i predetti enti previdenziali promuovono la definizione del contenzioso in materia immobiliare, privilegiando soluzioni transattive o di bonario componimento. Per quanto riguarda, infine, la regolarizzazione degli inquilini cosiddetti sine titulo, il Ministero dell’economia e delle finanze ha comunicato di avere già in passato dato evidenza al fenomeno, auspicando un intervento normativo che ricomprendesse più categorie di occupanti di immobili degli enti, nonché di altre amministrazioni pubbliche, anche alla luce della normativa generale prevista dal decreto-legge n. 261 del 2006, recante interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali………In conclusione, rispetto alle richieste dell’onorevole interpellante, allo stato ritengo sia utile raccogliere l’indicazione di attivare un tavolo tecnico interistituzionale, allargato a tutti i soggetti pubblici competenti, al fine di approfondire le questioni ed i temi posti dall’interpellante, in particolare in relazione alla tutela dei diritti degli attuali conduttori degli immobili di proprietà degli enti in questione.
PRESIDENTE. L’onorevole Borghesi ha facoltà di replicare.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per l’impegno finale che ha assunto di avviare questo tavolo tecnico, così come noi chiedevamo. Non posso però esimermi da alcuni rilievi rispetto alla giustificazione fornita dal Ministero sulla vicenda, che mi pare si sia ulteriormente aggravata (quando è stata presentata questa interpellanza, non era stata ancora approvata al Senato la conversione in legge del decreto-legge n. 78, con la modifica che il sottosegretario ha ora ricordato e che in qualche modo è perfino peggiorativa della situazione).
Il richiamo che veramente mi sento di fare di fronte a questi fatti è che trovo, come dire, incoerente che in molti casi si dica che non si possono realizzare determinati interventi perché si va a ledere una sorta di accordo già esistente. Mi riferisco, ad esempio, alla questione di richiedere contributi di solidarietà - sto parlando della manovra finanziaria - con riferimento a coloro che hanno riportato in Italia i capitali portati illegalmente all’estero. Si dice: non possiamo chiedere loro ulteriori somme perché romperemmo un accordo che abbiamo fatto. Qui, invece, assistiamo a continui atti, anche legislativi, che rompono accordi preesistenti e che cambiano le regole del gioco.
Voglio allora solo ricordare una questione, perché secondo me è un dato fondamentale che bisognerebbe assumere. In questo caso noi ci riferivamo, in particolare, alla fondazione Enasarco, per cui ci sono molti appartamenti costruiti da decenni, spesso in uno scadente stato manutentivo - anche questo va detto - che saranno messi in vendita a un prezzo al metro quadro, riferito al valore medio stabilito dall’Agenzia del territorio, che non tiene neppure conto dell’evoluzione reale del mercato. Allora, anche in questo caso e negli altri - e vi sono tutti i casi delle casse di previdenza - noi andiamo di fatto a modificare un accordo che era stato stipulato addirittura in virtù di una legge a vantaggio di questi inquilini. Mi pongo allora un problema, perché questo è il punto fondamentale che dovrebbe fare riflettere il Governo, qualunque Governo, non importa di che colore. Questi enti si sono avvalsi di benefici che nessun’altra entità e nessun altro operatore privato ha mai avuto: si sono avvalsi di sgravi fiscali, di benefici per enti di natura pubblica e in molti casi hanno costruito ai sensi della legge n. 167 del 1962, che dava a questi enti un’enormità di vantaggi. Ebbene, proprio in virtù dei vantaggi che hanno conseguito nel passato, oggi questi enti avrebbero l’obbligo di rispettare quegli accordi a vantaggio degli inquilini, che nascevano dal fatto che hanno utilizzato risorse pubbliche e le hanno utilizzate a condizioni assolutamente particolari. Noi, invece, ora diciamo a queste entità: vi abbiamo fatto un regalo, la festa è finita, non vi daremo forse più altri vantaggi in futuro, però, quelli che vi abbiamo dato, ve li tenete, anche a scapito degli inquilini e di tutti coloro che oggi si trovano in grave difficoltà; e mi riferisco sia a quelli che volevano acquistare l’abitazione in cui vivono magari da decenni e che non lo potranno fare per i prezzi che oggi vengono richiesti, sia, ancor più, a coloro che vivono in affitto, che avevano trovato quella collocazione grazie ad un calmieramento degli stessi e che oggi si trovano in molti casi in difficoltà (mi riferisco ancora al caso Enasarco, di cui parliamo, con affitti aumentati quasi del 100 per cento, dall’85 al 100 per cento). È evidente che il tavolo tecnico va bene, ma è anche evidente che la vera soluzione consiste nel dire a questa entità: bene, volete comportarvi da operatori privati alle condizioni di mercato dei privati? Allora restituite le risorse pubbliche, che in passato avete avuto, i benefici fiscali e le altre risorse ottenute, con finanziamenti a tasso zero e contributi in conto capitale, per la costruzione di quegli alloggi! Restituite queste risorse al sistema pubblico, che le metterà a vantaggio di questi inquilini, dopodiché comportatevi pure come qualunque operatore privato e stabilite i prezzi di mercato che volete.

politicamentecorretto.com direttore responsabile Salvatore Viglia


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MANOVRA:SULLE CASSE DI PREVIDENZA UN PASSO AVANTI E TRE INDIETRO di Cesare Damiano

Scritto da admin in 30 agosto 2010 – 04:37 -


Pubblicato il giovedì, 15 luglio 2010 da Cesare Damiano PD

Tre passi indietro e uno avanti. Cosi’ procede il rapporto tra Governo e Casse di previdenza private dei liberi professionisti.Tre sono infatti le disposizioni anti-Casse gia’ presenti nella manovra correttiva: tagli lineari ai bilanci, blocco delle retribuzioni del personale dipendente, patrimoni immobiliari posti ‘sotto tutela’. Il lavoro emendativo pro-Casse dei Senatori del Partito Democratico e’ stato vanificato in Commissione bilancio dalla bocciatura pregiudiziale da parte del relatore di maggioranza e del rappresentante del Governo. Ora, tra le maglie contorte del maxiemendamento, appare l’esclusione delle Casse dai tagli previsti all’art. 6. Senz’altro un passo avanti. Resta il blocco senza senso delle retribuzioni del personale, il cui contratto nazionale e’ di diritto privato e i cui costi non gravano sui conti pubblici.Il senso vero di tale disposizione e’ limitare l’acquisita autonomia gestionale delle Casse, le cui strutture organizzative devono garantire i servizi agli associati. Resta, soprattutto, la gravissima ingerenza dei Ministeri del Lavoro e dell’Economia nella gestione dei patrimoni immobiliari e delle risorse economiche da investire nel settore, ora vincolati al parere preventivo di Sacconi e di Tremonti.


http://cesaredamiano.wordpress.com/2010/07/15/manovrasulle-casse-di-previdenza-un-passo-avanti-e-tre-indietro/


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