Enasarco, Enpav, Enpam, Enpaf, Fimit, Casse di previdenza professioni: dismissioni crudeli! di Antonio Borghesi

Scritto da admin in 30 agosto 2010 – 04:40 -


On Antonio Borghesi 09 Agosto, 2010

Qualche settimana fa ho discusso un tema che sta molto a cuore agli inquilini degli enti previdenziali, non più tenuti a rispettare il diritto di prelazione degli inquilini in caso di vendita nè quello di un canone d’affitto calmierato.

PRESIDENTE. L’onorevole Borghesi ha facoltà di illustrare l’interpellanza concernente iniziative relative alla dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, con particolare riferimento alla tutela dei diritti degli attuali conduttori degli immobili…….
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente………………….Il tema è quello di numerosi enti previdenziali pubblici, tra cui ad esempio Enpaia, Enasarco, Enpav, Enpam, Enpaf, Fimit, Cassa forense, e in generale le casse di previdenza, che per effetto del decreto legislativo n. 509 del 1994 hanno avviato la trasformazione in persone giuridiche private. Come ricordavo, questo decreto legislativo ha deciso la privatizzazione di una serie di enti, però non li ha sottratti alla loro funzione sociale, al fatto di essere enti non a scopo lucrativo, e comunque enti sottoposti al controllo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, del Ministero dell’economia e delle finanze e anche al controllo della Corte dei conti. Il decreto legislativo n. 104 del 1996 prevedeva che, entro cinque anni, gli enti previdenziali pubblici avrebbero dovuto completare un processo di dismissione dei loro patrimoni immobiliari, con un diritto di prelazione che poteva essere esercitato dagli inquilini, purché in regola con i pagamenti. Successivamente, il decreto-legge n. 41 del 2004, ai fini della determinazione del prezzo degli immobili pubblici oggetto di cartolarizzazione, aveva assunto come riferimento il loro valore di mercato all’ottobre del 2001. Per effetto di questo provvedimento, quegli enti, che avevano venduto dopo il 2001 e fino al 2004 a prezzi maggiorati, erano stati costretti a risarcire i loro inquilini per le differenze di prezzo. Questo decreto-legge aveva un’ovvia motivazione, ossia quella di realizzare una dismissione di queste proprietà, ma salvaguardando anche i diritti degli inquilini, che spesso occupavano da molto tempo quegli immobili. Pertanto, vi era il riconoscimento, a favore dei conduttori di queste unità immobiliari, del diritto di opzione.
Successivamente, è intervenuta la legge n. 243 del 2004, la quale all’articolo 1, comma 38, ha consentito, di fatto, a questi enti - anche grazie ad un utilizzo discutibile ed opinabile dell’interpretazione autentica riferita alla legge n. 104 del 1996 - di non applicare la disciplina ivi prevista e, in particolare, quella parte concernente l’obbligo della vendita e di fissazione dei canoni d’affitto. Questo ha dato luogo a tutta una serie - cerco anche di riassumere le questioni - di contenziosi e di proteste da parte degli inquilini, che si trovano improvvisamente di fronte al fatto di non vedere più riconosciuto il loro diritto di prelazione, ovvero a vederlo riconosciuto, ma a prezzi completamente diversi, tra l’altro, con un meccanismo di fissazione da parte dell’Agenzia del territorio, che spesso prescinde dal reale andamento del mercato. Infatti, questa crisi ha avuto, per esempio, forti ricadute e forti impatti anche sul prezzo degli immobili, mentre il prezzo fissato dall’Agenzia del territorio non tiene conto neppure dell’evoluzione che c’è stata recentemente nel mercato. Ciò detto, il problema che si pone è quello di capire se queste entità, che avevano obblighi ben precisi, sia in tema di valutazione che di valorizzazione del prezzo da richiedere per la vendita di quegli immobili e da offrire in prelazione ai loro inquilini, possano ora fingere che tutto questo non esista più e comportarsi come un qualunque agente immobiliare privato, basandosi su prezzi di mercato e rivalutando anche affitti, certamente vantaggiosi per quegli inquilini, ma per motivazioni non solo sociali, ma anche relative all’evoluzione che quelle proprietà immobiliari avevano avuto nel tempo. Stando così le cose, ciò che chiediamo di sapere è se non si ritenga indispensabile quantomeno attivare un comitato tecnico, facendo partecipare gli enti locali, gli enti privatizzati, i sindacati degli inquilini, per individuare delle soluzioni che siano a tutela di quel diritto, che comunque questi inquilini avevano acquisito in virtù delle leggi esistenti considerato che gli inquilini medesimi, ad un certo punto, con un’interpretazione - ripeto - opinabile e quindi strumentale, rischiano di vedere cambiate le regole del gioco, ma a gioco già iniziato. Questa è la domanda che poniamo al Ministro e, per lui, al sottosegretario.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Pasquale Viespoli, ha facoltà di rispondere.
PASQUALE VIESPOLI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, ………………….In tale ambito, la vigilanza esercitata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, unitamente al Ministero dell’economia e delle finanze, si estrinseca nell’approvazione dello statuto e dei regolamenti, delle delibere in materia di contributi e prestazioni e nella formulazione di eventuali rilievi sull’attività contabile degli enti medesimi. Per quanto detto, gli investimenti in campo immobiliare effettuati dagli enti in argomento assolvono, in considerazione della natura pubblica dell’attività svolta, ad una funzione strumentale rispetto al fine primario di garantire la tutela previdenziale dei propri iscritti………………..In proposito, va evidenziato che, nell’ambito del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 78 del 2010 (atto Senato 2228, approvato in prima lettura il 15 luglio scorso e attualmente all’esame della Camera dei deputati) è stato modificato l’articolo 8 citato, in particolare attraverso la previsione di un comma 15-bis che esclude l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo medesimo nei confronti degli enti privatizzati (ex decreto legislativo n. 509 del 1994 e decreto legislativo n. 106 del 1996), fatta eccezione per quanto riguarda il comma 15, che subordina le operazioni di acquisto e di vendita degli immobili alla verifica del rispetto dei saldi strutturali di finanza pubblica da attuarsi con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il predetto Dicastero ha, inoltre, evidenziato che il comma 12 dell’articolo 43-bis del decreto-legge n. 207 del 2008, convertito con modifiche dalla legge n. 14 del 2009, prevede tra l’altro che, al fine di favorire la tutela del diritto all’abitazione, i predetti enti previdenziali promuovono la definizione del contenzioso in materia immobiliare, privilegiando soluzioni transattive o di bonario componimento. Per quanto riguarda, infine, la regolarizzazione degli inquilini cosiddetti sine titulo, il Ministero dell’economia e delle finanze ha comunicato di avere già in passato dato evidenza al fenomeno, auspicando un intervento normativo che ricomprendesse più categorie di occupanti di immobili degli enti, nonché di altre amministrazioni pubbliche, anche alla luce della normativa generale prevista dal decreto-legge n. 261 del 2006, recante interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali………In conclusione, rispetto alle richieste dell’onorevole interpellante, allo stato ritengo sia utile raccogliere l’indicazione di attivare un tavolo tecnico interistituzionale, allargato a tutti i soggetti pubblici competenti, al fine di approfondire le questioni ed i temi posti dall’interpellante, in particolare in relazione alla tutela dei diritti degli attuali conduttori degli immobili di proprietà degli enti in questione.
PRESIDENTE. L’onorevole Borghesi ha facoltà di replicare.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per l’impegno finale che ha assunto di avviare questo tavolo tecnico, così come noi chiedevamo. Non posso però esimermi da alcuni rilievi rispetto alla giustificazione fornita dal Ministero sulla vicenda, che mi pare si sia ulteriormente aggravata (quando è stata presentata questa interpellanza, non era stata ancora approvata al Senato la conversione in legge del decreto-legge n. 78, con la modifica che il sottosegretario ha ora ricordato e che in qualche modo è perfino peggiorativa della situazione).
Il richiamo che veramente mi sento di fare di fronte a questi fatti è che trovo, come dire, incoerente che in molti casi si dica che non si possono realizzare determinati interventi perché si va a ledere una sorta di accordo già esistente. Mi riferisco, ad esempio, alla questione di richiedere contributi di solidarietà - sto parlando della manovra finanziaria - con riferimento a coloro che hanno riportato in Italia i capitali portati illegalmente all’estero. Si dice: non possiamo chiedere loro ulteriori somme perché romperemmo un accordo che abbiamo fatto. Qui, invece, assistiamo a continui atti, anche legislativi, che rompono accordi preesistenti e che cambiano le regole del gioco.
Voglio allora solo ricordare una questione, perché secondo me è un dato fondamentale che bisognerebbe assumere. In questo caso noi ci riferivamo, in particolare, alla fondazione Enasarco, per cui ci sono molti appartamenti costruiti da decenni, spesso in uno scadente stato manutentivo - anche questo va detto - che saranno messi in vendita a un prezzo al metro quadro, riferito al valore medio stabilito dall’Agenzia del territorio, che non tiene neppure conto dell’evoluzione reale del mercato. Allora, anche in questo caso e negli altri - e vi sono tutti i casi delle casse di previdenza - noi andiamo di fatto a modificare un accordo che era stato stipulato addirittura in virtù di una legge a vantaggio di questi inquilini. Mi pongo allora un problema, perché questo è il punto fondamentale che dovrebbe fare riflettere il Governo, qualunque Governo, non importa di che colore. Questi enti si sono avvalsi di benefici che nessun’altra entità e nessun altro operatore privato ha mai avuto: si sono avvalsi di sgravi fiscali, di benefici per enti di natura pubblica e in molti casi hanno costruito ai sensi della legge n. 167 del 1962, che dava a questi enti un’enormità di vantaggi. Ebbene, proprio in virtù dei vantaggi che hanno conseguito nel passato, oggi questi enti avrebbero l’obbligo di rispettare quegli accordi a vantaggio degli inquilini, che nascevano dal fatto che hanno utilizzato risorse pubbliche e le hanno utilizzate a condizioni assolutamente particolari. Noi, invece, ora diciamo a queste entità: vi abbiamo fatto un regalo, la festa è finita, non vi daremo forse più altri vantaggi in futuro, però, quelli che vi abbiamo dato, ve li tenete, anche a scapito degli inquilini e di tutti coloro che oggi si trovano in grave difficoltà; e mi riferisco sia a quelli che volevano acquistare l’abitazione in cui vivono magari da decenni e che non lo potranno fare per i prezzi che oggi vengono richiesti, sia, ancor più, a coloro che vivono in affitto, che avevano trovato quella collocazione grazie ad un calmieramento degli stessi e che oggi si trovano in molti casi in difficoltà (mi riferisco ancora al caso Enasarco, di cui parliamo, con affitti aumentati quasi del 100 per cento, dall’85 al 100 per cento). È evidente che il tavolo tecnico va bene, ma è anche evidente che la vera soluzione consiste nel dire a questa entità: bene, volete comportarvi da operatori privati alle condizioni di mercato dei privati? Allora restituite le risorse pubbliche, che in passato avete avuto, i benefici fiscali e le altre risorse ottenute, con finanziamenti a tasso zero e contributi in conto capitale, per la costruzione di quegli alloggi! Restituite queste risorse al sistema pubblico, che le metterà a vantaggio di questi inquilini, dopodiché comportatevi pure come qualunque operatore privato e stabilite i prezzi di mercato che volete.

politicamentecorretto.com direttore responsabile Salvatore Viglia


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MANOVRA:SULLE CASSE DI PREVIDENZA UN PASSO AVANTI E TRE INDIETRO di Cesare Damiano

Scritto da admin in 30 agosto 2010 – 04:37 -


Pubblicato il giovedì, 15 luglio 2010 da Cesare Damiano PD

Tre passi indietro e uno avanti. Cosi’ procede il rapporto tra Governo e Casse di previdenza private dei liberi professionisti.Tre sono infatti le disposizioni anti-Casse gia’ presenti nella manovra correttiva: tagli lineari ai bilanci, blocco delle retribuzioni del personale dipendente, patrimoni immobiliari posti ‘sotto tutela’. Il lavoro emendativo pro-Casse dei Senatori del Partito Democratico e’ stato vanificato in Commissione bilancio dalla bocciatura pregiudiziale da parte del relatore di maggioranza e del rappresentante del Governo. Ora, tra le maglie contorte del maxiemendamento, appare l’esclusione delle Casse dai tagli previsti all’art. 6. Senz’altro un passo avanti. Resta il blocco senza senso delle retribuzioni del personale, il cui contratto nazionale e’ di diritto privato e i cui costi non gravano sui conti pubblici.Il senso vero di tale disposizione e’ limitare l’acquisita autonomia gestionale delle Casse, le cui strutture organizzative devono garantire i servizi agli associati. Resta, soprattutto, la gravissima ingerenza dei Ministeri del Lavoro e dell’Economia nella gestione dei patrimoni immobiliari e delle risorse economiche da investire nel settore, ora vincolati al parere preventivo di Sacconi e di Tremonti.


http://cesaredamiano.wordpress.com/2010/07/15/manovrasulle-casse-di-previdenza-un-passo-avanti-e-tre-indietro/


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Da Il Sole 24 ore: “A Enpap gira bene” del 19 giugno 2010

Scritto da admin in 28 giugno 2010 – 04:01 -

La gestione 2009 degli psicologi (Enpap) torna positiva per 10,2 milioni dopo il pesante deficit del 2008. Tale risultato ha portato il patrimonio netto a 14,6 milioni. Causa del deficit 2008 era stata l’obbligazione Lehman del valore nominale di 10 milioni che aveva comportato una pesante svalutazione portando il valore a 560mila euro. Nei conti 2009 il titolo presenta un valore decisamente superiore. Il motivo? Lo scorso marzo l’ente ha venduto il titolo a un valore di 2,21 milioni in quanto ha preferito lo smobilizzo. Una novità nella politica degli investimenti. A partire dalla seconda metà del 2009 l’ente ha poi elevato al 20% l’entità degli investimenti immobiliari, precedentemente fissata al 5 per cento.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Norme%20e%20Tributi/2009/casse-previdenza-bilanci/enpap/2010/06/19/8_C.shtml?uuid=f24b3240-7b66-11df-b84e-a6ef28a78f42&DocRulesView=Libero


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Da Il Sole 24 ore: E’ tempo di bilanci…..previsionali del 16 gennaio 2010

Scritto da admin in 30 gennaio 2010 – 05:11 -

Le casse hanno approvato i bilanci di previsione per la gestione 2010 e dalla loro analisi emerge la programmazione dell’attività, delle uscite e delle risorse disponibili da destinare agli investimenti. Due sono i documenti da considerare: il preventivo economico e il piano degli investimenti.

Le casse di previdenza hanno tra i vari obblighi quello di redigere un bilancio di previsione per la gestione futura. Il documento deve essere approvato nel corso del mese di novembre della gestione in corso e, successivamente messo disposizione degli associati che lo possono reperire sul sito della cassa. A cosa serve? La lettura del documento può fornire importanti informazioni sulla programmazione dell’attività, sui capitoli di spesa, le risorse disponibili, sui criteri di ripartizione del rischio nella scelta degli investimenti. Il bilancio di previsione viene pertanto diviso in due parti: preventivo economico e piano degli investimenti. Con il primo documento si analizzano i costi e i ricavi e si determina il risultato d’esercizio mentre nelle strategie finanziarie vengono analizzate le risorse da destinare agli investimenti con un’indicazione delle varie tipologie.

Le previsioni sono formulate sulla base dell’andamento della gestione relativa all’esercizio in corso e nel documento sono inseriti i dati previsionali assestati del precedente esercizio. Pertanto il documento conterrà i dati dell’assestato, ovvero i “numeri” che hanno caratterizzato la gestione 2009 confrontati con i rispettivi dati previsionali e le prospettive formulate per il 2010. Il bilancio di previsione viene approvato dagli organi competenti della cassa e inviato ai Ministeri vigilanti che possono entro trenta giorni dal ricevimento formulare rilievi.

da Il sole 24 ore del 16 gennaio 2010

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Da Il Sole 24 ore: Casse pronte a investire 4 miliardi di € nel 2010 di M. A. Marchesoni

Scritto da admin in 30 gennaio 2010 – 05:06 -

Un tesoretto di 4 miliardi di euro da investire in azioni, obbligazioni, polizze, fondi e immobili. È il budget 2010 delle casse di previdenza italiane che tentano il rilancio dopo aver affrontato la crisi dei mercati con più o meno fortuna. Enpam (medici e odontoiatri), il più grande tra gli enti pensione a livello patrimoniale, è anche quello che investirà la somma maggiore (1,81 miliardi di euro). Seguono ingegneri e architetti (Inarcassa) con 946 milioni e commercialisti (426 milioni). I dati sono contenuti nei bilanci di previsione 2010 attualmente all’esame dei ministeri vigilanti.

Chi ha fornito i dati

Ma la cifra potrebbe essere anche più cospicua e superare i 4 miliardi indicati nella tabella in pagina. Dei 21 enti pensione contattati da «Plus24», 16 hanno inviato il bilancio di previsione. I numeri sul budget emergono però dai conti di appena 13 casse. A riprova che l’utilizzo di criteri contabili omogenei, auspicato anche in sede ministeriale, è sempre più urgente.

Tanto più che ora è proprio tempo di bilanci per le casse di previdenza. Per loro la «stagione dei risultati» è infatti cominciata. Gli associati possono tra l’altro richiedere copia del documento previsionale così da individuare le strategie che caratterizzeranno il 2010 e allo stesso tempo avere una istantanea di come si è chiuso l’anno precedente.

Il bilancio di previsione, in particolare, è un documento redatto e approvato dagli organi sociali, inviato ai ministeri vigilanti che possono «formulare motivati rilievi» entro trenta giorni dalla data di ricezione. Passato questo termine, ogni atto diventa esecutivo. Alle stime sul 2010 è allegata pure la relazione del consiglio di amministrazione in cui vengono analizzati i dati economici preconsuntivi 2009 e confrontati con quelli indicati nel budget. Non manca poi la relazione del collegio sindacale nella quale viene raccomandato il monitoraggio puntuale degli investimenti.

Le strategie dei big

Il documento analizzato è quindi un vero e proprio bilancio redatto, come tutte le casse tengono a sottolineare, «con il doveroso rispetto del principio della prudenza». E la prudenza è sottolineata soprattutto nel capitolo dedicato agli investimenti. Enpam in particolare nel 2010 destinerà 669 milioni di euro al comparto mobiliare (pari al 37%) e il 63%, ovvero 1,14 miliardi, al settore immobiliare.

Ci sono poi gli ingegneri. Dei 946 milioni messi a budget da Inarcassa, 500 milioni derivano da attività finanziarie che saranno alienate o scadranno e saranno reinvestite nel 2010. La parte rimanente verrà destinata per 90 milioni al settore immobiliare e 356 milioni al comparto mobiliare (di cui 70 milioni in cartelle fondiarie emesse dalla banca per l’erogazione dei mutui agli iscritti). Infine, tra i big, i commercialisti hanno in previsione di investire 420 milioni di cui 320 in strumenti finanziari e 100 in immobili.

I criteri Jannone

Occhio però alle nuove strategie. Soprattutto in tema di investimenti mobiliari. Potrebbero infatti arrivare a breve nuovi paletti da parte dei ministeri (Lavoro ed Economia) che vigilano sulle casse. Ad auspicarlo è la commissione bicamerale di controllo sulle attività degli enti di previdenza: il presidente Giorgio Jannone (Pdl) ha allegato una sua relazione all’analisi dei bilanci dal 2004 al 2007. Relazione che nei prossimi giorni sarà approvata e fatta propria dall’organismo parlamentare. Nella bozza (www.parlamento.it) si auspica tra l’altro un provvedimento dei ministeri per «evitare una rilevante presenza di investimenti in strumenti non regolamentati, emessi in paesi che non appartengono all’Ocse, oppure a evitare l’eccessiva concentrazione in una singola emittente».

Grande attenzione dunque sulle casse di previdenza per dribblare nel 2010 gli eccessi degli anni passati.

I NUMERI

1,8 miliardi

Budget Enpam

È la cassa di previdenza dei medici ed odontoiatri a prevedere il budget maggiore con 1,8 miliardi da investire nel 2010. Di questa ingente cifra, 669 milioni sono destinati al comparto

mobiliare (37%) e il 63%, ovvero 1,14 miliardi, al comparto immobiliare. Oltre a Enpam, è Inarcassa quella che investirà di più nel 2010 (946 milioni).

4 anni

Commissione bicamerale

I bilanci di 4 anni passati al setaccio. È il lavoro realizzato nei mesi scorsi dalla commissione bicamerale sugli enti di previdenza che ha analizzato i conti delle casse dal 2004 al 2007. L’organismo, presieduto da Giorgio Jannone (Pdl), nei prossimi giorni approverà una relazione dove saranno suggeriti nuovi criteri di investimento.

Vitaliano D’Angerio

Maria Adelaide Marchesoni

da Il sole 24 ore del 16 gennaio 2010


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Moral suasion per accelerare i cambiamenti

Scritto da admin in 5 febbraio 2009 – 08:12 -

Riportiamo di seguito un recente articolo tratto da Il Sole 24 ORE relativo alle Casse dei professionisti che contiene un intervista al prof. Albero Brambilla, responsabile del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il Ministero del Welfare, nel quale si evidenziano alcuni aspetti critici che riguardano la gestione di tutte le Casse, ma che pone serie sfide di interesse anche per gli psicologi. Ovviamente, uno dei problemi di maggiore rilevanza riguarda (ed è uno dei nodi dell’articolo che segue) il problema delle Casse “antiche” (ad es. avvocati, ingegneri e architetti) le quali non sono ancora passate al sistema contributivo - e ciò le mette a rischio di insolvenza per il futuro a lungo termine – ma il fatto che questo specifico non ci riguardi (dal momento che la nostra Cassa è già a regime contributivo) non ci elimina tutti problemi. Come ben evidenzia l’articolo, le Casse devono essere in grado di garantire, non solo la sostenibilità economica nel lungo periodo, ma anche la possibilità di erogare pensioni almeno pari al minimo previdenziale, cosa nel nostro caso specifico, purtroppo non avviene. Questi i punti salienti dell’articolo:

Necessità che i conti della Casse siano trasparenti ed ogni professionista possa capire bene quale è la sua prospettiva previdenziale;

Necessità che le Casse possano garantire sia un trattamento almeno pari al minimo previdenziale, sia la sostenibilità finanziaria nel lungo periodo (almeno 30 anni, possibilmente 50, come previsto dal legislatore), altrimenti la gestione autonoma non è difendibile e si rende necessario un commissariamento delle stesse;

Ipotesi che per garantire una corretta gestione nei termini di sostenibilità nel lungo periodo e garanzie per i professionisti si possa prevedere anche un allineamento alla contribuzione media europea che è molto maggiore dell’attuale 10%;

Tendenza a spingere tutte le casse ad uniformarsi verso il sistema contributivo, mentre ad oggi alcune di esse, quelle di più “antica” tradizione, sono ancora ferme ad un sistema retributivo o misto.

Moral suasion per accelerare i cambiamenti

«I nuovi obblighi sulla redazione dei bilanci tecnici offrono una cura nel nome della trasparenza, nell’esclusivo interesse dei professionisti. I conti escono dal chiuso delle Casse, e ogni professionista potrà confrontare richieste, trattamento previdenziale e prospettive della gestione che lo riguarda». Alberto Brambilla guida il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il ministero del Welfare, e ha seguito fin dall’inizio la riforma alla base dei nuovi conti che ora deve verificare.
Professore, quali sono gli elementi cruciali da controllare?
Sono due, correlati fra loro. Non solo la sostenibilità finanziaria della gestione sul lungo periodo, ma anche la sua capacità di garantire trattamenti previdenziali adeguati. Il giudizio dipende dal rapporto fra questi due elementi, anche perché in ogni caso va sempre assicurato un trattamento almeno pari al minimo previdenziale. È il principio chiave della privatizzazione: la gestione è autonoma finché riesce ad essere adeguata e sostenibile, altrimenti scattano le contromisure fino al commissariamento. La trasparenza, poi, farà emergere con evidenza un dato chiave del sistema.
Quale?
Il fatto che in nessun Paese Ocse un libero professionista può versare una contribuzione intorno al 10%, quando il sistema chiede ai parasubordinati il 23%.
L’obbligo sui bilanci ha attivato un ampio cantiere di riforme in quasi tutte le Casse, che in genere rimangono però affezionate al sistema retributivo, più generoso.
Certo, perché con il contributivo diventerebbe chiaro che questo «sistema del 10%» non è sostenibile, a meno di non voler ridurre al lumicino le prestazioni. È naturale, poi, che chi dovrà presentarsi alle elezioni per la guida delle Casse rischia molto se mette in programma il passaggio al contributivo.
L’analisi dei bilanci tecnici non potrebbe aiutare a mettere anche questo tema all’ordine del giorno?
Non c’è dubbio. Va considerato, infatti, che siamo solo all’inizio del processo, e una prima spinta alle riforme già si è registrata nel periodo di avvicinamento alla consegna dei bilanci. Ma gli effetti più importanti devono arrivare nel prossimo futuro quando, terminato l’esame dei conti, si passerà nel secondo semestre dell’anno alla fase del confronto con le Casse. E sicuramente noi avvieremo un’importante azione di moral suasion sulle riforme.
In che modo?
Chiederemo di calcolare l’entità delle pensioni erogate con il retributivo e, a parità di condizioni, gli assegni che si riuscirebbe a garantire con il contributivo. Le distanze fra queste due somme renderanno evidenti, dove ci sono, i problemi di sostenibilità. Ovviamente, però, non potremo limitarci alle richieste.
Quali contropartite si possono mettere in campo?

Bisogna risolvere due importanti problemi fiscali. Le Casse sono gravate dall’Iva e dalla doppia tassazione, e mentre si spinge alle riforme non si può non avviare una progressiva equiparazione con il trattamento, più favorevole, dei fondi pensione.

Consulenti e notai non hanno ancora presentato il bilancio tecnico. Ci saranno conseguenze?

No, perché sappiamo che stanno lavorando a fondo e aspettiamo i risultati.

Tratto da Il Sole 24 ORE


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